SE LA FIDUCIA SCIVOLA IN UN BUCO NERO.

di Marta Di Nuccio

Con tre voti il governo incassa la fiducia e le strade della Capitale diventano un campo minato per la democrazia.

Nel discorso per chiedere la fiducia al Senato, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha riportato le parole che figurano in cima ai Principi Fondamentali della Carta Costituzionale, ovvero che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, che è alla base della nostra identità nazionale. Ora ci sarebbe da dire che un tale riferimento suscita quantomeno ilarità, visto che la modifica alla Costituzione è un punto sul quale il premier insiste da un po’, ma limitiamoci ai fatti. Il 14 dicembre scorso, una parte di chi crede ancora in quelle parole scritte alla vigilia di 63 anni fa e non le vuole cambiare, è scesa nelle strade di Roma a protestare contro un governo che ha perso la capacità di ascoltare, e forse anche di vedere. Erano all’incirca 50 mila, qualcuno li ha chiamati studenti, forse per poi liquidare meglio tutto con l’etichetta di “contestazione studentesca”; altri  li hanno chiamati “professionisti del terrore”, altri ancora “fannulloni”, “black block”, e così via … si potrebbe stilare una lista di neologismi da retrobottega coniati da questo governo, ma tralasciamoli. Sarebbe più scomodo ricordare che nella “massa” c’erano anche i terremotati dell’Aquila, gli abitanti di Terzigno, lavoratori precari e probabilmente anche una parte delle forze dell’ordine che poco meno di una settimana prima erano andati a manifestare davanti Villa San Martino, la residenza rinascimentale del premier in Brianza. Le stesse contro le quali, qualcuno di questa moltitudine, si è scagliato contro innescando la guerriglia. Si dice “qualcuno” per non dire “tutti” o “nessuno”, ed è l’impossibilità di identificare e identificarsi che genera il primo “black hole” nella lettura dei fatti. Prendendo a prestito le parole di Saviano nella lettera ai manifestanti pubblicata su Repubblica, “chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee”. Allora perchè questa lettera ha suscitato antipatie tra molti? Perchè oltre a quelle “centinaia di imbecilli” che hanno commesso il fatto, in pochi si sono presi la briga di condannare questo “hara-kiri” di massa? Non si tratta di chinare il capo di fronte ad un padrone, ma di rivendicare un diritto negato, quello di aprire una trasformazione, mai come oggi necessaria. Allora perchè non tirare fuori la rabbia anche qui? E questo è il secondo “black hole”. Sembra che ci sia la voglia di emergere più che di cambiare, di involvere piuttosto che evolvere. Cosa è rimasto di quello che doveva essere un giorno importante per la democrazia? Cosa è rimasto delle parole e delle idee che spingevano le file di quel corteo? Il fuoco delle camionette, il fumo che si leva dietro le statue di Piazza del Popolo, il rumore sordo delle sirene, la violenza che sfregia la bellezza. Immagini che sembrano d’archivio, che fanno dimenticare quanto sia nobile la parola “sovrano” accanto a quella di “popolo”. Non ha perso tempo chi sperava di strumentalizzare le parole,oltre che i fatti, di allontanare la verità, di continuare ad agire nell’oblio. La fiducia è passata grazie ad una logica da calciomercato e probabilmente questa settimana verrà approvata anche la riforma Gelmini, i Rettori di due delle maggiori università romane vengono indagati nell’ambito dell’inchiesta “Parentopoli”, ma si continua a parlare della manifestazione, a cercare il colpevole, a guardare quelle immagini, mentre ordigni “non atti” ad esplodere vengono trovati nella metro di Roma. Che sia questo il terzo “buco nero” nel quale siamo caduti? E dov’è finita L’Aquila? E Terzigno? Ma siamo sicuri che c’erano veramente? Forse si trattava solo di pochi individui…

 

SE LA FIDUCIA SCIVOLA IN UN BUCO NERO.
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